venerdì 29 novembre 2013

The Badpiper - Freedumb

Extra data astrale.
Ci sono momenti in cui mi viene da credere che dio esiste...

ISF 036 - ratsanara

Data astrale, veg 12 punto3 dallo zenit di Alcor.
Buon pomeriggio internauti, sto giusto girovagando tra i miei vari appunti in cerca di idee da 'riapplicare' nel narrato. Guarda caso, invece, mi scappa fuori un po' di 'zen' sbattendo il naso in una frase di Ratsanara, cui avevo aggiunto una riflessione...
“Colui che realizza la verità del corpo può in seguito arrivare a conoscere la verità dell’Universo.”
Partiamo in balìa delle metafore paragonando il corpo a una scarpa. Con l’avanzare dell’età, l’avviluppo di situazioni, l’incancrenimento dei problemi questa scarpa diventa spesso stretta da indossare. Non ci si cammina più bene. Verrebbe voglia di buttarla ma purtroppo, non è una scarpa di quelle che si può cambiare. Non rimane che adattarsi. Quel che tendiamo a fare è appunto di dare la colpa alla scarpa, dimenticando chi c’è dentro a quella scarpa, il piede, colui che soffre in prima battuta, magari lui stesso la causa per il dolore da ‘scarpa stretta’. Con questo non dico che risolvo il caso tagliando le dita al piede cosicchè la scarpa diventa della giusta misura, era appunto solo una metafora e forse non proprio la migliore per indicare di non guardare solo all’apparenza o ad una soluzione suggerita o di tendenza.
Ovvero: se scarpa e piede sono le due facce della stessa medaglia lo sono pure corpo e mente, indissolubili l’uno dall’altra. Il problema è uno da affrontare unitamente, non solo scarpa, non solo piede.

Meditate friends... meditate...

martedì 26 novembre 2013

Savatage - Believe

Data astrale... Inverness sarebbe un buon posto per fare quel minimo di un paio d'anni di vacanze.
In ogni qual modo, internauti buongiorno, con un po' di sano MHR. Buon ascolto, e poi fino a sera la Forza sia con Voi.

lunedì 25 novembre 2013

ISF 034 - zen e fantascienza

Data astrale. Il sole probabilmente sta macinando tempeste energetiche, o comunque qualche cosa di strano ci dev'essere, la mia cagnetta è tutto oggi che abbaia, anche al nulla.
Oggi mi è capitato tra le 'mani' il file di una cosetta abbastanza recente... "Zen e fantascienza". Una bella copiaincollata e il gioco è fatto.
---
Rispondo al cellulare, non subito perchè la suoneria di X-file ci mette un po’ a farsi sentire, deve crescere e... “pronto! Egregio Conte C...”
M. vuole un articolo, e gli piacerebbe qualcosa sempre di fantascienza “che è roba tua” (abbastanza vero) ma anche in estrapolazione con lo zen “che mi dicono tu sei l'esperto” (non esageriamo, comunque grazie). Scrivo del primo e 'vivo' nel secondo, ci provo per entrambi. E articolo sia!
Cos'hanno in comune zen e fantascienza? Tutto e niente.
Sono entrambi percorsi di ricerca e quindi ‘liberi’ di poter essere tutto e niente, e volendo, di non far perdere tempo in dubbi e discussioni che non hanno nulla a che vedere in relazione a ciò che non interessa, andando per la loro semplicistica direzione. Hanno la capacità di attuarsi entrambe a livello mentale e non essere fisicamente riscontrabili, anche se il ‘crederci’ e la possibilità di realizzarsi (l’una spiritualmente, l’altra fisicamente) le rendono veritiere e quindi accettabilissime. Restiamo quindi in ambito ideologico, applichiamolo a noi stessi, e attraverso queste ‘nostre’ idee possiamo giungere a ‘svestire’ il potere creativo dei nostri pensieri, liberandone il potenziale a cambiare in meglio la nostra esistenza apprendendo a sostentarci di pensieri positivi.
Un appunto sul termine zen, che a voler essere pignoli sarebbe solo la sintesi, riduttiva, recente (però molto meno dell’iperusato new-age), giapponese, per indicare una linea di pensiero spirituale di parecchio più antico (eterna?) e non locabile in un unico ambito e tempo.
Dico zen e penso al passato, dico fantascienza e la accosto al futuro. La coscienza globale che ci accompagna commette un errore (uno dei moltissimi) rimanendo statica su questi clichè. I vimana che sfrecciano nei cieli dell'India (stante i Veda, le Upanishad, il Mahabharata e compagnia bella dei miti Indù) sono veramente passato remoto? Non fantascienza? Lo scorrere del tempo potrebbe benissimo essere come il criceto che cammina nella sua ruota, che ogni pochi passi ritocca lo stesso punto e così prosegue a oltranza. Ovvero il passato potrebbe essere il futuro o il trascorrere del tempo (che non esiste, stando in tematica zen) è solo fotogrammi differenti di un’unica immobile eternità. E al termine ‘fotogrammi’ non riesco a non soffermarmi su un’associazione che esce spontaneamente e non è per nulla fuori luogo: simbologia.
Un simbolo, che sia un’immagine o un oggetto collegato a un archetipo, anche in forma di espressione verbale o singola parola o singolo suono (vedi mantra), svolge la mansione di unificare il mondo esteriore (di simbologia materiale ma con un accezione interiore) in una configurazione percettiva spirituale, assolutamente intuitiva, in uno stato totalmente cosciente. Per questo il simbolo ha il compito intrinseco evocativo verso un avvenimento interiore, e spronato da un orientamento esterno, di unificazione. L’universo della materia fuso con quello dell’anima umana (che è anche emozione, spirito e pensiero).
Da qui ci ricolleghiamo al linguaggio, mezzo espressivo abituale che usa parole, ognuno a modo proprio (esempi: scienza più concettuale, religione più simbolico). Le parole sono semplici vettori di comunicazioni utili per risvegliare pensieri e sentimenti, i concetti servono per comunicare idee-concetti, i simboli per manifestare considerazioni-percezioni- sensazioni.
Swami Shivananda disse: “il prâna è la somma di tutte le energie contenute nell’universo”.
Il Prâna praticamente è un’unica energia, che però si manifesta apparentemente composta di più elementi diversificati su funzionalità diverse. E’ l'energia indistinta che permea e anima l’intero creato e che si manifesta in ogni luogo e in ogni momento con aspetti sempre discrepanti. Il prâna è pensiero. Scientificamente (o fantascientificamente) il prâna è magnetismo, gravitazione, radiazioni e quant’altro.
Noi esistiamo immersi prâna.
Sapete che vi dico? Comincio a crede che non c’è poi tutta questa differenza tra zen e fantascienza, con punti di contatto e similitudini… con qualcosa in comune che comincio a non sapere più che cosa sia effettivamente. In ogni caso possono star bene insieme, letterariamente parlando. Esempi lampanti? Un paio per tutti, a gusto mio: Io, l’Immortale di Roger Zelazny, scritto nel 1966 e il successivo capolavoro datato 1967 Signore della Luce (se li cercate sono usciti ultimamente su Urania collezione). ‘Storia’ della fantascienza (voleva essere una battuta…)
Mitico Zelazny. Poggiandosi sulla mitologia induista e sfruttando le massime di pensiero, con un’intuizione fuori del comune. Intuizione… forse una sua facoltà mentale talmente sviluppata da essere in grado di fargli percepire realmente un significato di dimensione spirituale, e soprattutto renderlo capace di trasferirlo dal pensiero astratto a idea concreta (romanzo di fantascienza). Il percorso simbolicamente equilibrato nel trittico spirituale zen: amore, sapere, potere.
A sto punto mi devo ricredere: non c’è assolutamente differenza tra fantascienza e zen, sono la medesima cosa. E quindi, finiamo l’articolo con una massima da: il Libro del Nulla di Hsin Hsin Ming.
“La Grande Via non è difficile per coloro che non hanno alcuna preferenza. Quando Amore e Odio sono entrambi assenti ogni cosa diviene chiara e viene svelata. Ma fai la più piccola distinzione, e paradiso e terra saranno infinitamente lontani. Se desideri vedere la verità non parteggiare a favore o contro. La lotta tra ciò che uno vuole e ciò che non vuole è la malattia della mente.”


n.b. reserch with Google image.

Buonanotte internauti.

sabato 23 novembre 2013

ISF 033 - rain...

Data astrale. Rain...
Oggi è giornata tendente all'interiorità, al silenzio, alla meditazione. Perlomeno qui, sul pianeta 'Rain'. Quindi...


Buon weekend, internauti. La Forza sia con Voi.

giovedì 21 novembre 2013

ISF 032 - snake

Data astrale. Un giorno strano... il cielo è di un tono 'metallico' quasi riflettente.
Continuo a scrivere a tempo molto perso, balzando qua e là tra idee malmesse, robette da revisionare ed 'eterni incompiuti'. Lo so, non è un gran metodo ma la vita è fatta di periodi balzani, quindi non resta che accettarli e adattare il 'possibile' al 'possibile'.
Il racconto del 'FRATE...' ha fatto un passo avanti, ecco dove sono arrivato.
----------
Aromi tiepidi di fresca umidità portati da brezze silenti. Un tuono in lontananza, ineluttabile nel suo riverberare distante di false minacce annunciate. Non lì, né adesso né mai. Nessuna tempesta in arrivo preavvisata di un carico di nubi nere a grigie a rincorrersi in cielo in un'insensata competizione, nulla. Troppo distante. Era su Akron, non più sulla Terra, e qui, anche le tempeste erano pigre, fatiscenti, solo ipotesi di furore naturale.
Miroch avanzava in un incedere lento, forzatura da adattabilità in scarsità di ossigeno, tipica del pianeta nei tardi pomeriggi estivi con il sole incendiato a sbiadire nel pallido rosso minio della sera,
e nelle zone d'altura, sempre, oltre i mille Par. Solo con l'abitudine aveva imparato a evitare i fragorosi mal di testa di una corsa 'non dovuta' e l'inalazione eccessiva di freon a causa di una respirazione troppo rapida. Veleno puro, che la circolazione sanguigna faticava a smaltire.
Crosta gli trotterellava a fianco, mezzo metro di canide autoctono dal pelo folto e scuro come una notte senza lune.
Guardandosi attorno faticava a ricordare luoghi con paesaggi diversi, ma rievocava i motivi, spesso come incubi, che l'avevano condotto fino al confine ultimo dell'universo: una fuga per la sopravvivenza, una fuga da se stesso. Un mercenario con rimorsi di coscienza poteva solo crearsi nemici, e tra i più pericolosi. Akron era un luogo solitario, remoto, selvaggio e incontaminato. Lui era probabilmente l'unico 'alieno' tra i radi nuclei di popolazioni indigene e atecnologiche: Ah'Pao, l'Ospite, com'era conosciuto nella tribù vicinale degli Oh'Nai, i 'Figli della Montagna'.
La rara fauna stava già dormendo e la strana quiete che completava l'insieme gli andava creando un notevole senso di insofferenza paranoica. Quando Crosta iniziò a ringhiare con la cresta iliaca fremente innalzata in tutta la sua lunghezza, portò la mano al teser, istinto d'altri tempi e luoghi. Si sfiorò le labbra repentinamente inaridite corrugando la fronte e prese a scrutare tutt'attorno, cercando di insinuarsi nelle particolarità di sfumature della bassa e rada boscaglia con relative penombre rossastre.
Tutto era muto. Il suolo antistante era scoperto ed esplorabile con uno sguardo, niente poteva nascondersi. Uno schiamazzo alle sue spalle a pochi passi lo convinse per un attimo del contrario. Prese a voltarsi con il teser spianato e annunciò: - Non fare un altro p...!
La testa romboidale di un gigantesco rocker si stava alzando lentamente dal terreno mentre le spire si avvolgevano nella classica raccolta pre-balzo. - Merken! - esclamò - Scura e puzzolente! - Il serpente delle rocce era un fuori misura veramente impressionante, lungo almeno una dozzina di metri e spesso un braccio robusto. In cinque cicli di permanenza su Akron il più grosso in cui si era imbattuto era lungo nemmeno la metà.
Crosta divenne furioso e prese ad avanzare a piccoli e nervosi spostamenti zigzaganti verso il rocker, che lo aveva preso in vista e accompagnava a specchio nei movimenti con minimali scatti della testa a destra e sinistra. - Fermo! Crosta... - gli intimò in tono autoritario. Stava per allungare una mano ad afferrarlo, ma ricordò che non era un cane terrestre e desistette. “Mai accarezzare contropelo un woler” rammentò il detto Oh'Croni mentre il suo amico quattrozampe si accucciava continuando a ringhiare di bassi impetuosi.
- Buono Crosta! Buono... ci penso io. - Il woler non aveva possibilità contro un rocker, troppo rapido anche per lui. Prese un respiro e iniziò a strisciare un piede dietro l'altro, obbligandosi alla lentezza e ai minimi movimenti del corpo. - Fermo Crosta. Fermo... vieni con me... piano! Piano... - lo ripropose di continuo come un mantra, tra un fiato rapido e l'altro, sperando che lo ascoltasse.
Il serpente delle rocce continuava a raccogliersi in spire, lo faceva non solo in attacco ma anche normalmente per muoversi: con un balzo primario i rockers arrivavano a venti metri, a cui seguivano un'altra mezza dozzina abbondante di rimbalzi più brevi per raggiungere distanze globali consistenti. “Chissà questo” pensò. Se non mandavano segnali aggressivi magari avrebbe saltato per la sua strada, era comunque meglio arrivare a essere abbastanza distanti per rispondere di teser a un attacco, sperando di riuscire a percepirlo in anticipo.
- Vieni Crosta. Piano... - continuò a ripetere, tempo indefinito, arretrando passo passo.
Sentì linee di sudore scendergli per la schiena, la tensione furente. Qualche secondo e un suono percorse l’aria. Dapprima indistinto, poi meravigliosa melodia in crescendo a saturare l'insieme. “Ah'Mohn-Ri... cacciatori del vento.”
----------
Detto ciò, è lampante che mi sto addentrando per vie complesse, forse troppo, per quello che doveva essere una cosina breve. Ma è divertente. :)

Alla prox, miei cari internauti. 

martedì 19 novembre 2013

ISF 031 - euscorpius italicus

Buongiorno internauti.
Data astrale, un giorno come un altro d'autunno stile Matrix...
Stanotte ho sognato scorpioni. Significherò qualcosa? Mah... Percui, immagino interesserà a tutti, una chicca stile Wiki.
"Euscorpius italicus. E’ la specie più grande presente in Italia (può raggiungere i 50 mm di lunghezza, ma sono noti esemplari anche più lunghi). Si presenta di solito di colore nero, ma può variare fino al bruno, con il telson e le zampe che possono tendere al rossiccio. E’ la specie più sinantropica e xerofila, e spesso gli animali trovati in case, legnaie, o cantine sono E.italicus. In questo senso, gli adulti di grandi dimensioni sono abbastanza identificabili. La coda sottile (tipica delle specie, poco o niente velenosa) è tipica di tutto il genere Euscorpius. Solo la disposizione dei tricobotri, soprattutto per i subadulti ed i giovani, può distinguerlo dalle altre specie presenti. E’ una specie molto diffusa in Europa. Oltre all’Italia, è presente in Nord Europa, Balcani, Russia, Turchia, Grecia, Nord Africa."
Per dire che qui, anche, ci si informa.

domenica 17 novembre 2013

ISF 030 - andromeda

Data astrale. Wrthring hirrrsen myifgjangr. Mica briscola quindi, giornata importante.
A… come Andromeda.
“Mi serve un articolo SF. Uno spunto: mi piacerebbe si parlasse di A come Andromeda, per dire che in Italia un tempo c'era anche la cultura dello sceneggiato di fantascienza.”
“E chi se lo ricorda, ero un ragazzino quando è andato in onda…” è stato il mio pensiero leggendo l’affermazione di G.M.
Comunque non c’è problema, se la memoria è labile ci si informa. Nell’era telematica dov’è che vai alla ricerca di informazioni? Internet. E quindi: Google… digito ‘Italia, sceneggiato, fantascienza’. Sfoglio qualche link prima di capitare su serietv.net e la ricerca di informazioni, poco dopo, si trasforma un’invasione di ‘ricordi’.
Li ho visti tutti. Non quasi tutti, tutti.
‘Spazio 1999’… in onda dal 1975 al 1977; avevo undici anni e non me perdevo uno. ‘I sopravvissuti’… stesso periodo; la mia facoltà mnemoniche mi dicono qualcosa ma non abbastanza chiaro, perlomeno si stanno rimettendo in moto. ‘Belfagor’ nel ’72; visto in parte nascosto sotto il tavolo – a sette anni ci si sta – e seguito con molto interesse; ricordo che mi lasciò anche qualche incubo. ‘Il prigioniero’! il Numero 6…, e qui per poco non scappa una Ola, serie favolosa; ricordi di tifo da stadio e le mie prime, credo, costruzioni mentali su come fregare quel malefico pallone guardiano. Davvero erano il 1967 e ’68? Non ci posso credere.
Le immagini mi risvegliano sensazioni dimenticate e mi ripassano davanti: i Thunderbirds (non proprio uno sceneggiato ma ci può stare, sto scrivendo io e ce lo faccio stare); UFO – Minaccia dallo spazio, 1970, con quel fischio ipersonico che mi metteva i brividi. Il colonnello Foster il mio preferito.
‘Sapphire & Steel’… ho un momento di nebulosità. ‘Zaffiro e acciaio’ in Italia, dal ’79 all’82. Leggo la trama, e in effetti non l’ho seguito molto. In quel periodo pensavo alle ragazze.
‘Il segno del comando’ è del 1971 e ‘A come Andromeda’ l’anno successivo. Due produzioni italiane, era ora.
E Star Trek? Se non lo citavo almeno una volta…
A come Andromeda… se questo vuole G., questo faremo. Devo dire che è venuta voglia di riguardarmi John Koenig e soci, pure il Numero 6… a proposito, non ricordo se alla fine è riuscito a fuggire da quella strabenedetta isola. Immagino di sì. Una volta c’era riuscito ma poi l’avevano ribeccato.
A come Andromeda. Una produzione RAI in cinque puntate, la prima il 4 gennaio 1972 e via a cadenza settimanale. Potrei andarmi a calcolare in che giorno infrasettimanale ma non è il caso di perdersi su queste cose, vabbè la precisione ma non esageriamo.
I personaggi principali: Luigi Vannucchi è il Dottor John Fleming; Paola Pitagora interpreta Judy Adamson, addetto stampa/agente segreto; Tino Carraro è il Professor Reainhart; Nicoletta Rizzi è il risultato del progetto Andromeda; Gabriella Giacobbe è Madeleine Dawnay; Ezio Tarascio è il Colonnello Geers.
Ho visto le foto e i primi tre me li ricordo. Grandi nomi… Gli altri tre non mi dicono niente, manco le foto, essì l’ho visto A come Andromeda.
La trama la copio pari pari dal sito, ma non ditelo a nessuno.
“La storia si svolge in Inghilterra l'anno prossimo, come recita un cartello all'inizio di ogni puntata. Alla vigilia dell'inaugurazione di un rivoluzionario telescopio che dovrà scrutare lo spazio, giunge sulla Terra un segnale proveniente dalla costellazione di Andromeda. L'unico scienziato in grado di decifrare l'incomprensibile messaggio è il Dottor Fleming, geniale astronomo non molto amato dalle autorità britanniche per via del suo carattere ribelle e insofferente alle regole. Il segnale di Andromeda è in codice binario e Fleming comprende che si tratta delle istruzioni per costruire un supercalcolatore che consentirà alla scienza di fare un clamoroso balzo verso il futuro.”
Continuando la ricerca mi salta fuori che… A come Andromeda non è una produzione originale italiana (mi pareva strano, in effetti) ma: A for Andromeda è andato in onda ben undici anni prima, nel 1961, sulla BBC.
Accidenti! Sceneggiato tratto da un soggetto dello scienziato e scrittore britannico Fred Hoyle… Scritto per la TV da John Elliot…
Interessante questo sito SFquadrant.
Ho anche notizie dei miei preferiti: The Prisoner, Il Prigioniero e UFO.
“Il protagonista è un agente governativo top-secret che dà le dimissioni senza spiegarne i motivi.” Vero! Adesso che l’ho letto… “Immediatamente viene rapito e trasportato in un misterioso ed enigmatico villaggio isolato dal mondo in cui viene imprigionato e identificato come numero 6. Il numero 2 è incaricato dall'invisibile numero 1…” odiavo l’invisibile numero 1 “di estorcere informazioni vitali al prigioniero. Il braccio di ferro tra il prigioniero e i diversi numeri 2, che si alternano nei vani tentativi di piegarne la resistenza, dura per 17 episodi da 50 minuti. Innumerevoli i tentativi di fuga del numero 6 tra macchinari ultra-tecnologici, situazioni surreali, e atmosfere allucinatorie. Assolutamente Inimitabile e quindi da non perdere.”  Va bene basta così. Ho sentito che le serie di telefilm va di moda scaricarle dalle rete. Chissà se questa c’è.
Con UFO mi sono saltati fuori Gerry e Sylvia Anderson. L’effetto password è scatenante, i due Anderson hanno scardinato un qualche lucchetto nella mia testa… la SHADO, Ed Straker, base luna, gli intercettori, gli Skydivers.
Gongolo di bei ricordi…
Ok ragazzi. Mi sono perso, finiamoli qui. Quando hanno fatto A come Andromeda ero un pirolino di sei anni e nel frattempo di anni ne sono trascorsi altri..., la mia funzionalità mentale se la cava quando riesco a decifrare i memo che lascio in giro dappertutto. L’ho visto A come Andromeda, mi era piaciuto ma non ricordo altro. Sarebbe il caso di rifarle vedere ‘ste benedette serie, o devo continuare a sorbirmi i vari Carabinieri, Maria De Filippi e tentare in tutti i modi di evitare Vivere & C.?

giovedì 14 novembre 2013

ISF 027 - la forza

Data astrale... variabile. Le tre lune di Garhemon sono in allineamento, percui ognuno può scegliere che giorno è (tradizione che continuo a non capire).
Con poche parole di lontana sapienza Deng Ming-Dao disse: “Raddrizzare ciò che è storto, lasciar fluire ciò che è diritto. Radunare acqua, fuoco e luce. Rendere il mondo un unico punto.”
Non ha inventato niente nemmeno lui, diciamolo chiaramente e non certamente per denigrare questo grandissimo personaggio della storia d’oriente, però nessun saggio ha insegnato all’uomo come respirare, muoversi, nutrirsi o riprodursi. Il problema, se tale lo vogliamo considerare, non è la natura dell’uomo ma appare nella sua psiche che ha costantemente e sempre con maggior accanimento ‘dimenticato’ la sua naturalità, dapprima accantonandola, poi sostituendola arbitrariamente con ‘parti mentali’ sempre più assurdi e complessi. Con che risultato?
Lo abbiamo chiaramente sotto gli occhi, tutti i santi giorni.
Meno male che io scrivo fanta, perciò sono abbastanza svampito da riuscire a fregarmene...

Buona serata, internauti. La Forza sia con voi.

martedì 12 novembre 2013

ISF 026 - darth vader

Data astrale. San Darth Vader martire, su Callisto 3: protettore della casta guerriera degli Space Invaders.
Ora dell'Alaska, primo pomeriggio. I pinguini scioperano per protestare contro la voce che vuole il ministro italiano Galan a bissare il viaggio glaciale in antartide anche a nord.
Ok, volevo lasciare fuori la politica dal blog, ma questa mi è scappata.
Detto ciò, ribadisco il 'messaggio' di Nirargadatta Maharaji, ovvero di rimanere sempre presenti con il senso di 'Io sono', di immergersi in esso e restarci finchè mente ed emozioni diventano una sola cosa con esso...
Anche Letta & Company sono solo uno scherzo di cattivo gusto della nostra mente.

Quest'oggi va così. Mai più politica, lo prometto.
Hasta, compadres internauti.

domenica 10 novembre 2013

ISF 025 - frate spinatore

Data astrale... lasciamo stare, ma ieri andava di 'castagne e brulè', e non per fare polemiche, anche i Klingon hanno le loro belle tradizioni autunnali.
Io scrivo fanta e ogni tanto me lo ricordo. Sempre ieri ho iniziato l'ennesimo racconto che prima o poi finirò, forse. Sono quei lampi che arrivano, chiari e pimpanti di energia letteraria, che devi buttare su carta (pc) con immediatezza nonchè in fretta, finchè l'immagine narrativa è fresca e nitida in una mente in subbuglio creativo.
Il titolo è stata la partenza: LA LEGGENDA DEL FRATE SPINATORE.
Dopo castagne e brulè e metà mattinata,a pranzo una birra scura non fermentata col frate impresso sull'etichetta può essere parecchio ispiratrice. Finito il pranzo, via al pc: ecco cosa è arrivato, a iniziare. Da lì, trarne almeno un racconto decente di fantascienza... la vedo grigia?... No dai, mai dire mai.

Aromi tiepidi di fresca umidità portati da brezze silenti. Un tuono in lontananza, ineluttabile nel suo riverberare distante di false minacce annunciate. Non lì, né adesso né mai. Nessuna tempesta in arrivo preavvisata di un carico di nubi nere a grigie a rincorrersi in cielo in un'insensata competizione, nulla. Troppo distante. Era su Akron, non più sulla Terra, e qui, anche le tempeste erano pigre, fatiscenti, solo ipotesi di furore naturale.
Miroch avanzava in un incedere lento, forzatura da adattabilità in scarsità di ossigeno, tipica del pianeta nei tardi pomeriggi estivi con il sole incendiato a sbiadire nel pallido rosso minio della sera, e nelle zone d'altura, sempre, oltre i mille Par. Solo con l'abitudine aveva imparato a evitare i fragorosi mal di testa di una corsa 'non dovuta' e l'inalazione eccessiva di freon a causa di una respirazione troppo rapida. Veleno puro, che la circolazione sanguigna faticava a smaltire.
Crosta gli trotterellava a fianco, mezzo metro di canide autoctono dal pelo folto e scuro come una notte senza lune.   (e poi vedremo come proseguirà...) 

Hasta, internauti. Alla prox.


venerdì 8 novembre 2013

ISF 024 - it

Data astrale. Terzo quarto di luna su Teta Parix.
Il cielo è di quel blu grigiastro, come una vecchia scatola da scarpe ammuffita. L’odore di polvere nell’aria è uguale, irrita la gola e fa venire voglia di bere cedrata. Perlomeno il giallo grida un po’ luce, anche se è richiuso dentro una bottiglietta da 20 centilitri.
Il cielo è un tranello intellettivo naturale. Inizialmente lo guardi, resti rapito, scovi particolari favolosi nella generalità di stupende volte e orizzonti sempre diversi. In realtà osservare il cielo significa, a seguire il ‘tranello’ iniziale, attivare la mente su miriadi di argomentazioni possibili, probabilmente la forma di eventuali nuvole è l’input immaginifico che manda la scarica innescante rendendo operativa la relativa parte di cervello. 

Buona giornata internauti, se potete pensate poco e bene. E buon weekend.


lunedì 4 novembre 2013

ISF 023 - il tao

Data astrale. Martedì 5 novembre, 3^ festa nazionale degli Skanron sulla luna Poseidon.
"Le risposte non sempre danno quello per cui sono state fatte le domande."
Me lo disse una volta il maestro Yoda (la mia versione personale) e aggiunse: "Ma le domande, bisogna proprio farsele? Tenendo presente che quasi tutte sono minchiate inutili. E soprattutto, qual era la domanda?"


sabato 2 novembre 2013

ISF 022 - il guerriero di luce

Data astrale 'Halloween e dintorni'.
Oggi post letterario 'zen', tratto da ... che prima o poi mi deciderò a pubblicare.
- - -
Halloween, festività da terzo millennio importata d’oltreoceano. Che palle!
Con l’ultimo e profondo pensiero, intabarrato nel mio antico ‘Chiodo’ guardo scorrere l’acqua del canale a velocità quasi zero. Il sole malatissimo riesce a posarsi sull’acqua dando un minimo di luminosità a un color marrone-azzurro tutt’altro che limpido. Non si sta male.
Nel silenzio di una mattina autunnale, lo ‘sguaro’ di un Siluro ha la potenza dell’eco di una frana. Vedo le onde allargarsi concentriche qualche metro più in là e lancio il mozzicone della Lucky verso quell’epicentro, lungi dal credere di arrivare a bersaglio. Più avanti il successivo ‘sguaro’ è sulla mia linea visiva, e per un attimo una bocca enorme ha fatto la sua apparizione a livello dell’acqua. Impressionante.
Mi immagino di lui, il pesce Siluro, e mi metto nei suoi panni: un extracomunitario importato a forza dal mitico Danubio ‘blu’ in una merda di canale artificiale padano.

Procedo tranquillo e lento, gongolando della temperatura perfetta dell’acqua, molto simile a quella di ‘casa’. Mi viene voglia per un attimo di andare a fare un salto al mare, ma non sapendo come cavolo arrivarci lascio subito perdere.
Sbadiglio. Risputo fuori qualche alga. Appena troverò un livello un po’ basso e qualche ramaglia aggrovigliata mi infilerò nel fango a riposare. Aspetterò il buio e poi ‘pappa’: pesci spero, anche se non è rimasto molto, vivi o morti chissenefrega; qualche vermicello d’antipasto, larve... Ho già fame al solo pensarci.
Che è?
Ancora! Qualcuno – brutta razza gli umani – ha buttato una ‘cicca’ di sigaretta. Prima vi bruciate i polmoni, vabbè, cazzi vostri, ma... avete i posacenere, no? Usateli.
Adesso vado su e glielo dico...
Ok. Lascio stare... lo conosco quello. Non è cattivo... ha già i suoi problemi...
Se non ci rivediamo prima, buon Halloween anche a te.
- - -
Hasta, internauti. Buon weekend.

venerdì 1 novembre 2013

ISF 021 - katana

Data astrale. Venerdì tardo meriggio.
Il primo novembre si gira in maglietta, mentre il 2 giugno eravamo ingiubbati.
Guardo ogni giorno in cielo e vedo scie... scie... scie...
Meditate internauti, meditate.
La frase di oggi è perfetta: 


"l'alcol non aiuta a risolvere i problemi, ma nemmeno il latte."