domenica 27 luglio 2014

Kipple blog: Incontro con Alessandro Manzetti alla Scuola Internazionale di Comics

Data astrale. Oggi è il decennale dall'atterraggio su 'Sunglass', il torneo dei Templari 3D è alla quinta edizione.
Oggi, a proposito di 'Io scrivo fanta' vi presento uno bravo.

Hasta internauti, alla prox. E la Forza sia sempre con Noi.
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Kipple blog: Incontro con Alessandro Manzetti alla Scuola Inter...: Segnaliamo l'incontro Tra realtà e distopia , dove si parlerà, tra le varie cose, anche di Kipple editore di Manzetti e Battiago...

mercoledì 23 luglio 2014

ISF 088 - galassia madre

Data astrale... free day. Oggi si festeggiano i Santi Copia & Incolla.
Un racconto, pubblicato in ebook su Indeed Stories 6 (2012), in ebook e nel libro 50 sfumature di sci-fi (2013)
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GALASSIA MADRE


Quasar
Acronimo di Quasi Stellar Radio Source
(sorgente radio quasi stellare).
Corpo celeste con una rilevante
emissione di onde radio
dall’aspetto affine a una stella.


Il mio errore più grande… soprattutto dando per scontato che fosse veritiero il mio credere, indotto. Ho vissuto tutta la vita considerando scienza e poesia assolutamente non compatibili, agli antipodi del modo di essere e pensare.
“Invece qui…”

L’orizzonte mi parla,
e mi dice quello che ho sempre voluto sentire.
L’orizzonte si esprime seguendo lo scorrere dei suoi pensieri,
ora li capisco… sono i miei pensieri.
L’orizzonte è il confine,
lo specchio dell’anima… e di tutte le anime,
che ci prospetta i nostri desideri e le nostre paure,
perché quello abbiamo voluto vedere.
Deliri allucinanti! Assolute bugie!
L’orizzonte sono io. L’orizzonte siamo noi…
L’orizzonte è.
E il suo soffio vitale… è Quasar.

Qui scienza e poesia sono uno stato ‘naturale’ unificato, posso esprimermi in ‘poetico’ o dibattere in ‘scientifico’ e non ritrovo differenza in quello che provo.
“E vedo le quasar…”

Le quasar non sono corpi celesti leggendari posti a chimeriche distanze incalcolabili. Ci appaiono come normalissime stelle e, in rapporto, sono a noi molto vicine. Sono galassie-figlie partorite da galassie-madri, unite tra loro da veri e propri collegamenti materiali come un cordone ombelicale di cui rimane traccia, anche quando diventano “adulte” e si allontano dal “nido” di origine per compiere il loro destino universale.
Questo comportamento delle giovani quasar e l’essenza della loro relazione più che confidenziale con la galassia madre, comprova fuori d’ogni dubbio che l’universo stesso non si sarebbe manifestato qualche miliardo di anni fa deflagrando con un unico e immane botto, ma si tratta bensì di un processo continuativo – eterno – per un universo incessantemente simile a se stesso.
Simile al parto? Poi alla vita e alla morte? Come noi umani, né più né meno?
Per rimanere metaforicamente in tema, possiamo anche dirlo.
L’universo non ha origine, è sempre esistito. Galassie e stelle muoiono, galassie e stelle nuove nate prendono il loro posto. Il cuore delle galassie è il grembo per la creazione, l’universo apparente il posto in cui il “creato” può vivere e morire.
Un eterno movimento dove, in realtà, nulla succede.
Arp aveva ragione, perlomeno non talmente torto da considerarlo fuori strada. E con lui e i suoi quattro cavalieri dell’apocalisse, se così vogliamo definirli: Burbidge, Hoyle, Ambartsumian e Narlikar.
Stando alle sue supposizioni – che gli costarono piuttosto care sbattendo nell’atrofia di un ambiente cattedratico conservatore – l’universo evolverebbe mantenendosi in una configurazione stabile e autoregolata. La genesi della creazione della materia si localizzerebbe nel centro delle galassie madri, e invece la sua origine fisica primaria sarebbe l’energia di punto zero che erompe dal vuoto quantistico, assicurando un’unica creazione ripetuta in eterno ovunque nell’universo. Nessun singolo punto di partenza in era arcaica.
Esatto, con qualche pecca tipicamente sciento-razionale. Peraltro, di più non si può pretendere. Immettendo un osservatore le cose finiscono per essere “realmente”, anche quando non esistono.

Gli sproloqui, in effetti, sono il mio pane. Lo erano…
Da vivo, venne quel famoso momento in cui si combinarono eventi in una ben precisa forma di mente/materia/spazio/tempo: straparlavo di quasar, ero ubriaco fradicio, mi trovavo all’università, stavo dando l’ultimo esame. Mi soprannominarono Redshift, e, nonostante tutto, divenni comunque un astronomo.
Osservare il cielo era il mio lavoro, il mio diletto, la mia vita. Parlarne anche, non facevo altro. Osservare e parlare di quel che vedevo… o non vedevo ma stavo cercando.
In questo breve lasso in cui sono sì morto, fisicamente, e la mia coscienza individuale non è ancora in fase di riassorbimento nella coscienza universale, e ha ancora a disposizione la mente con tutti i suoi dati, ricordi e desideri, posso trovare una delle risposte che mi ha assillato in vita.
Una per tutte: - Quale è la verità?
C’è un percorso che vedo disteso davanti a me, al mio essere attuale, ne percepisco chiaramente la linea come fosse illuminata a mio esplicito uso tra la distesa di cordoni ombelicali simile a una ragnatela cosmica tridimensionale. Un percorso da compiere a ritroso, per sapere, capire una volta per tutte…
“Qual è, allora, la verità?”
Ecco il mio ragionamento, stilato simile a un telegramma e sintetico come un piano d’azione militare, e assolutamente contrario a quello che è sempre il mio dilapidatorio modo d’esprimermi.
Quasar. Le quasar sono le figlie delle galassie madri. La quasar cresce, si distanzia dalla madre e diventa galassia. Restano tracce dei cordone di raccordo.
Quasar. Galassia madre. GALASSIA MADRE.
GALASSIA MADRE. Dio. Verità.
“Vado!”
Andrò a visitare la Galassia Madre delle galassie madri. So dov’è. Mi basta affrontare la strada, entrare nel suo nucleo e…

Rieccomi, giusto in tempo. La mia coscienza individuale sta iniziando a epurare le tracce di umanità permase. Ma la mente che avevo in dotazione era forte, ci vorrà un po’.
La coscienza universale sta richiamandomi in Sé. Già comincio a comprendere molte cose, a giustificarne altre…
Avrei potuto aspettare e la risposta mi sarebbe arrivata senza andarla a cercare.
Qual è, infine, la verità?
Ho scoperto che Dio…
È comunque inutile che ve lo dica. Perché togliervi la sorpresa?
Lo scoprirete lo stesso al momento giusto. Tutto il resto è sogno.
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Buona serata internauti.

Indeed stories 6 (racconti dallo spazio)

Lo spazio, come qualsiasi appassionato di Star Trek sa bene, è l'ultima frontiera. Questi racconti infatti si spingono là dove nessun scrittore di fantascienza ha mai osato spingersi sino a oggi. Nello splendido Pris e Roy ritroviamo i due replicanti del cult-movie Blade Runner di Ridley Scott, mentre il successivo Labyrint ci trascina tra i meandri di un mortale gioco ipertecnologico. Ricco di preoccupazioni per il nostro presente è invece Radio Cyber Freedom, al contrario I Meccatronici ci fa conoscere una temibile specie aliena; senza dimenticare di citare al contempo una delle saghe robotiche più famose di tutti i tempi. Intriso di lirismo e di sense of wonder è Galassia Madre a cui fanno seguito i sottilmente inquietanti La cortina di ferro e Riflessioni sulle caratteristiche dell’Iterazione.

mercoledì 16 luglio 2014

ISF 087 - corpi spenti

Data astrale. 16 settimo delle lune orbitali settentrionali: concentro di Asimov.
A proposito di 'Io scrivo fanta', posto una recensione di un altro che 'scrive fanta'.
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Recensione a “Corpi spenti” di Giovanni De Matteo 
Urania Mondadori 1067 – giugno 2014 

Lo so, è più forte di me e non sarò certo il primo a dirlo: penso a De Matteo e mi si smuove l'associazione con Blade Runner; se vado a Pi-Quadro (e adesso anche “Corpi spenti”) non riesco a non visualizzare Harrison Ford, impermeabile e cappello, camminare su un marciapiede sotto un centellinare costante di piogge acide. È già nel 2005 mi si era stagliata l'accoppiata De Matteo/Blade Runner come una coppia di fatto, quando approntammo a quattro mani il racconto “E se i replicanti sognano angeli elettrici...” finito poi l'anno successivo su Next n. 5. 
Non intendo dire che De Matteo sia la versione 'mediterranea' di Philip K. Dick, anzi, potrei dirlo per sottintendere che è un bravo scrittore, ma non lo dico, perchè nella variegata produzione del connettivista Giovanni “X” De Matteo vi è originalità, caparbietà scientifica, sci-fi personalizzata e ormai riconoscibile come un'impronta retinea via bioscanner.
Ma torniamo al punto, recensire “Corpi spenti”.
Intanto mi intriga non poco la faccenda della Psicografia; la 'scienza' è fuori qualunque dubbio funzionante, i 'necromanti' leggono le memorie dei cadaveri e non solo. Grande 'abilità tecnica' di Giovanni nel renderla plausibile, che nel romanzo viene espletata in maniera 'scientificamente sublime' nei giusti tempi e incastri a trama senza appesantire, e la descrizione in tutti i suoi risvolti si centellina coerentemente al fine di avere un quadro completo a fine testo, come 'chicche' mollate lì 'quasi' – ribadisco 'quasi' – a caso: la metodologia tecno-psichica, le tecnologie applicate, le modalità di esecuzione, le controindicazioni e via così. 
La trama in breve: siamo nel 2061, due anni letterari avanti rispetto al 'premio Urania 2007' di cui il romanzo è seguito. Rimaniamo a Napoli, in una fase di Italia in secessione controllata con tutto il sud a se stante, da ristrutturare socialmente e politicamente e con tutte le sue 'storiche' determinate conflittualità. Vittorio Briganti – ancora lui – è un soggetto scomodo  per il nuovo che avanza, e la 'sua' sezione Pi-Quadro ormai ghettizzata è messa male: tanti nemici, troppi, tra i cosiddetti 'amici'.
Sullo 'sfondo narrativo' a fungere da contorno ai poliziotti necromanti che indagano abbiamo l'onnipresente Kipple, le neutralizzate spaziali, la Bassitalia, la 'produzione' di un assassino seriale e per finire una bella ibridata di mafie locali e internazionali, polizie e politici collusi, multinazionali. Da come l'ho descritto parrebbe un classico tendente al Noir, ma aggiungiamo anche il resto: Fantascienza, con la 'F' maiuscola. Lo sviluppo della storia è pienamente equilibrato, in crescendo a giungere dove deve, mai scontato, per un finale ad hoc. Il gioco è quindi fatto.
La partenza è scioccante, poi l'indagine parte lenta con cambi di ritmo improvvisi. Gli sviluppi globali che seguono sono complessi, difficili a volte da seguire ma 'doverosi' e onesti nella loro configurazione, precisi poiché così deve essere. I personaggi sono diversamente ognuno a sé, reali nella loro 'vitalità' letteraria da arrivare ad immaginarne le espressioni, condividerne pensieri e parole fino ad immedesimarsi, a volte addirittura a comprenderli, esagero, a livello di coscienza. Spunti e impennate narrative alla 'De Matteo', connettono ottimamente le varie anime della storia a forgiare, alla fine, un'Unico oggetto perfetto denominato 'Corpi spenti'.
Non aggiungo altro. Da leggere assolutamente.
Milani Marco

sabato 12 luglio 2014

ISF 086 - Krishna

Data astrale. Summer-falling which continues unabated...
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Arjunà disse:
"Che cosa accade, o Krishna, a chi non riesce, a chi ha cercato devotamente di meditare, ma non è riuscito a controllarsi perché la sua mente si è smarrita durante la pratica?
"Forse egli perisce come una nuvola lacerata se non trova la via a Brahman - non trovando rifugio in Lui e rimanendo immerso nell'illusione, uscito fuori strada da entrambe le vie quella dell'unione Divina e delle giuste attività?
"Rimuovi per sempre tutti i miei dubbi, Krishna, perché nessuno tranne Te può dissipare le mie incertezze."
Il Signore Beato disse:
"Arjuna, figlio Mio, per chi fa buone azioni non vi è mai distruzione. Sia in questo mondo che nell'aldilà, egli non cade in una brutta condizione!"
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Buon weekend internauti. La Forza sia con Noi, potrebbe servire davvero.

Lab-U l’accesso
La Terra...
Il nostro mondo non è unico e nemmeno così originale.
In realtà le sue versioni sono infinite, tanti ‘Pianeta Terra’ affiancati tra loro come le pagine del medesimo libro. Simili, quasi uguali, abbastanza vari, totalmente diversi… E come le diverse pagine scritte insieme e rilegate formano un libro, il Lab-U collega tutte le diverse varianti di ‘mondo’ in una multidimensione unitaria ed è percorribile, conoscendone gli accessi e il funzionamento.
Mauro è un sedicenne curioso a sufficienza da ipotizzare la locazione esatta di un varco per entrare nel Lab-U, anche Lomach, ma in una dimensione adiacente. Da loro incontro non casuale si avvia, con la spensieratezza propria di ragazzi in fase di crescita, impiccioni, ironici e miscredenti, un’avventura a conoscere i relativi mondi, a conoscersi e interagire con le proprie diversità, a capire cos’è il Lab-U e come funziona.
Come un libro ha una copertina anche il Lab-U con i suoi mondi paralleli ha un punto di partenza, il collante che da origine al Tutto e lo tiene insieme: quello è il primo obiettivo.
Il primo viaggio attraverso i meandri fantastici del Lab-U fino ad arrivare a Mu. Non sarà così semplice…
http://www.bookstoregds.com/catalog/product/view/id/124954

giovedì 3 luglio 2014

ISF 085 - il demone del moto perpetuo

Data astrale. 171° gh* # sept.
Stasera storiella Zen...
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Il demone del moto perpetuo

Ariosto cammina sempre. Se avesse un contachilometri incorporato ormai l’avrebbe ridotto a fine corsa. Le sue gambe sono come un ingranaggio a vite universale, non fosse che il tempo passa anche per lui lo direi posseduto dal demone del ‘moto perpetuo’. È piccolo e pelato, nato pelato probabilmente, nato pelato e con la sportina della Coop incorporata nella mano destra.
Nella sportina in plastica della Coop c’è sempre dentro qualcosa e morirò certamente senza mai venire a conoscenza del contenuto, a meno che Ariosto non si riveli un normale essere umano, muoia prima di me e alla sistemazione delle spoglie nelle bara qualcuno si prenda la briga di guardarci dentro e di rivelare il mistero al mondo.
Ariosto cammina e te lo ritrovi in qualunque luogo a qualsiasi ora nel giro delle tre province adiacenti: Ferrara, Rovigo e Mantova. Il punto esatto del raccordo è a 8 chilometri in linea d’aria, peccato solamente l’impossibilità di segnalarlo con una bandiera o un monumento, essendo in centro al grande Fiume. Magari una boa multicolore... Cammina con la sua sportina della Coop, passo spedito. Maglietta verde militare d’estate, cappottino verde militare d’inverno. Jeans sbiaditi fuori misura e ai piedi scarpe da tennis di tela dell’Adidas, ‘verdino militare’, le costanti.
Mi viene da chiedergli dove le comprate quelle scarpe ‘eterne’, magari esiste veramente il demone del moto perpetuo e gliele ha regalate lui, o ne è posseduto, o è lui il demone, disperso nei meandri della Pianura Padana a camminare e camminare alla ricerca di una strada che lo riporti a casa, a ‘Demon City’ o come si potrebbe chiamare la terra dei demoni.
L’unica volta che lo incrociai gli chiesi semplicemente, d’istinto: “Dove cammini?” La domanda in sé è abbastanza stupida, incompleta come richiesta di notizie e abilitata a qualunque tipo di risposta, dal fatidico ‘fatti i cazzi tuoi’ all’ironico ‘sul ciglio della strada’.
Ariosto si fermò un solo secondo, tempo di rispondere senza guardarmi in faccia.
Cercava le merde da pestare perché portano fortuna.
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Hasta siempre, internauti.